Le chiavi del successo

Il 25 settembre 2019 è apparso su *Repubblica Online” un interessante articolo di Irma D’Aria dal titolo “Geni si diventa, con passione e impegno”. Lo trovate a questa URL:

https://www.repubblica.it/salute/medicina-e-ricerca/2019/09/25/news/geni_si_diventa_con_passione_e_allenamento_-236879783/

Ma io NON VOGLIO diventare un “genio”!!!

Non si leggono libri ed articoli sul “successo” e sulla “genialità” per avere successo o per diventare dei geni. Li si legge per scoprire se esistono strumenti e metodi che ci permettano di raggiungere i nostri (modesti) obiettivi nella nostra (modesta) vita quotidiana facendo meno fatica possibile.

Nessuno studia la vita di Steve Jobs per diventare (a caro prezzo) il prossimo miliardario. La si studia per capire se quell’uomo aveva trovato un modo per fare meno fatica e perdere meno tempo quando si tratta di studiare rapidamente un nuovo argomento.

I limiti dell’articolo di Repubblica

Vi consiglio vivamente di leggere sia l’articolo di Repubblica che l’articolo scientifico a cui esso si ispira. L’articolo scientifico originale è disponibile a questa URL:

https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0732118X19300625

Irma D’Aria ha fatto un buon lavoro nel “rendere” in italiano il contenuto del lavoro di Sigmundsson e dei suoi colleghi ma ha anche introdotto alcuni concetti che nell’articolo originale non sono presenti ed ha riportato in vita anche alcuni errori che la comunità scientifica aveva già sottolineato alcuni anni fa. Qui di seguito provo a chiarire almeno i punti fondamentali della questione.

Uno dei “temi” più studiati del mondo

Il tema del “successo personale” nello studio, nel lavoro e negli affari è uno dei temi più studiati del mondo nei settori della psicologia, della sociologia e dell’economia. Questo perché è di fondamentale importanza per milioni di persone riuscire a capire come studiare, come lavorare e come avere successo negli affari. Ogni anno vengono condotti decine e decine di nuovi studi scientifici, vengono pubblicate centinaia di nuovi libri e migliaia di nuovi articoli.

Se pensate che nello studio e nel lavoro “ognuno deve trovare la propria strada”, VI STATE SBAGLIANDO.

Grazie agli studi scientifici condotti negli anni passati in tutto il mondo, oggi sappiamo che esistono scelte “giuste”, che conducono ad una vita gratificante ed agiata, facendo relativamente poca fatica, e scelte “sbagliate” che conducono ad una vita di frustrazioni e di sotto-occupazione. Lo sappiamo NON sulla base delle opinioni di questo o quel “solone”. Sappiamo queste cose grazie a grandi quantità di NUMERI raccolti nel corso di decenni.

Sappiamo per certo che esistono strumenti e metodi vincenti per affrontare lo studio ed il lavoro. Strumenti e metodi che permettono di ottenere i risultati voluti facendo molta meno fatica di altre persone. Questi strumenti e questi metodi sono chiaramente descritti nei libri e negli articoli che vengono pubblicati ogni anno.

La stragrande maggioranza di questi testi appare in inglese e solo in inglese, cosa che rende questi libri e questi articoli invisibili per quel circa 96% degli italiani che non è in grado di leggere scorrevolmente l’inglese tecnico e scientifico. Nonostante questo, questi libri esistono e vengono largamente utilizzati da milioni (forse miliardi) di scolari, di studenti, di lavoratori, di professionisti e di uomini d’affari in tutto il mondo.

Se non siete a conoscenza di questi libri e di questi articoli, e non li leggete, allora state correndo la vostra maratona a piedi nudi mentre i vostri avversari indossano l’ultima creazione di Onitsuka, di Nike o di Adidas.

Se volete avere un punto da cui partire, potete dare un’occhiata a questi testi:

“Fuoriclasse”, di Malcolm Gladwell: https://www.amazon.it/dp/880460218X/

Peak: How all of us can achieve extraordinary things di Anders Ericsson: https://www.amazon.it/dp/0099598477/

Grit: Why passion and resilience are the secrets to success di Angela Duckworth: https://www.amazon.it/dp/1785040200/

Unequal Childhoods: Class, Race, and Family Life di Annette Lareau: https://www.amazon.it/dp/0520271424/

Seguire la propria passione è una pessima idea

Una delle cose che si è riusciti a chiarire negli anni scorsi è che, in generale, è una pessima idea “seguire la propria passione”.

Le persone che tentano di farlo si trovano in una posizione molto difficile da gestire: si pongono un obiettivo (spesso senza poter capire, in quel momento, se sia effettivamente raggiungibile) e poi cercano di adattare sè stessi alle esigenze di quella professione. In pratica, è come decidere di voler diventare dei giocatori di basket e poi cercare di far crescere il proprio corpo fino a superare i due metri di statura (condizione necessaria per entrare in qualunque squadra professionistica di basket).

Nella realtà, le persone che riescono ad avere “successo” (o, più semplicemente, a darsi un’occupazione ed a portare a casa uno stipendio) sono quelle che fanno il contrario: scelgono una attività in cui già sanno di poter ottenere dei buoni risultati e poi cercano di farsela piacere. Basta guardarsi attorno per capire che la stragrande maggioranza dei medici, degli avvocati, degli uomini di affari di successo ragiona in questo modo: prima decidono di sfruttare una opportunità e poi cercano di farsela piacere.

Questo è un argomento largamente discusso in alcuni dei libri che ho già citato (vedi Cal Newport ed Angela Duckworth, in particolare) ma potete avvicinarvi a questo tema anche attraverso alcuni video di Youtube (alcuni dei quali con i sottotitoli in italiano). Ne trovate diversi seguendo questa URL:

https://www.youtube.com/results?search_query=follow+your+passion+is+bad+advice

Qui di seguito vi elenco anche qualche articolo:

4 REASONS WHY “FOLLOW YOUR PASSION” IS THE WORST ADVICE EVER, su Medium: https://medium.com/swlh/4-reasons-why-follow-your-passion-is-the-worst-advice-ever-a4733dcc4eb1

Why “Follow Your Passion” Is Bad Career Advice, su Forbes: https://www.forbes.com/sites/susanobrien/2019/01/31/why-follow-your-passion-is-bad-career-advice/

Yale and Stanford Psychologists Say “Follow Your Passion” is Bad Advice: https://thriveglobal.com/stories/yale-and-stanford-psychologists-say-follow-your-passion-is-bad-advice/

Why ‘Find Your Passion’ Is Such Terrible Advice, su New York Times: https://www.nytimes.com/2019/04/21/smarter-living/why-find-your-passion-is-such-terrible-advice.html

10.000 ore di esercizio sono necessarie ma non bastano

Irma D’Aria, l’autrice dell’articolo di Repubblica, cita anche la famosa (o famigerata) questione delle 10.000 ore di esercizio. Non sto a rispiegarvi tutta questa storia dall’inizio. Potete trovare tutte le informazione del caso alle URL seguenti.

“Outliers” a Wikipedia: https://www.wikiwand.com/en/Outliers_(book)

La regola delle diecimila ore con una ricerca di Google: https://www.google.it/search?q=10.000+ore

Diecimila ore di esercizio non bastano a diventare campioni, su Focus: https://www.focus.it/comportamento/psicologia/diecimila-ore-di-esercizio-non-bastano-a-diventare-campioni

La regola delle 10.000 ore

In realtà, si sa da molti anni che le famose 10.000 ore non sempre devono essere 10.000 e – soprattutto! – si sa benissimo che 10.000 ore di esercizio da sole non bastano.

Al giorno d’oggi si sa benissimo che per emergere (o, comunque, per ottenere dei risultati utilizzabili) in qualunque disciplina sono necessarie tre cose:

  1. Un “mèntore”, un insegnante, un “maestro” od una “guida” che introduca il candidato a quella particolare disciplina e che lo guidi nei primi tentativi. Questo serve sia a risparmiare tempo che a fornire la “impronta” giusta.
  2. La costanza di continuare a fare la stessa cosa per almeno diversi anni, diverse ore al giorno, anche quando non si riesce più a sopportarla.
  3. La capacità di concentrarsi sugli aspetti rilevanti del problema. In particolare, bisogna sapersi concentrare sugli errori da correggere e sulle proprie potenzialità da sviluppare. Bisogna sapersi concentrare sulle cose (dure e difficii) che sono rilevanti ai fini del risultato finale (e della competizione) e non sulle cose che danno piacere.

Quest’ultimo punto è cruciale. A tutti piace giocare a calcio, per esempio, ma solo quelli che si impegnano nella faticosa e frustrante opera di correggere i propri errori e di potenziare il proprio corpo possono emergere. Quando si pratica uno sport per vincere non è più divertente. Diventa faticoso e frustrante.

Provate a leggere “Open” di Andre Agassi, per esempio: https://www.amazon.it/Open-mia-storia-Andre-Agassi/dp/8806229729/

Bisogna anche studiare come si studia

Per le ragioni citate in precedenza, è chiaro che bisogna anche studiare i modi più efficaci di studiare. Sì, avete capito bene: bisogna studiare come si studia.

Se pensate che “ognuno deve trovare il suo modo di studiare”, allora VI STATE SBAGLIANDO.

Al giorno d’oggi sappiamo per certo che esistono modi efficaci di studiare; modi che permettono di imparare ciò che è necessario imparare facendo molta meno fatica di altre persone ed ottenendo risultati molto migliori.

Vengono pubblicati ogni anno molti libri su questo argomento, anche in lingua italiana. Riporto qui di seguito qualche esempio.

Learning How to Learn: How to Succeed in School Without Spending All Your Time Studying: A Guide for Kids and Teens – di Barbara Oakley: https://www.amazon.it/dp/0143132547/

How We Learn di Benedict Carey: https://www.amazon.it/dp/1447286340/

L’arte di imparare. Come, quando e perché accade, di Benedict Carey: https://www.amazon.it/dp/8804656441/

How to Become a Straight-A Student: The Unconventional Strategies Real College Students Use to Score High While Studying Less, di Cal Newport: https://www.amazon.it/dp/0767922719/

Un esempio piuttosto famoso di tecnica di studio che sappiamo essere per certo migliore di molte altre è la ripetizione spaziata che molti studenti usano per “caricare in memoria” il vocabolario di base di una nuova lingua. La trovate descritta a questa URL:

Esistono migliaia di “app” che implementano questa tecnica. Le seguenti sono le più famose.

Anki: https://apps.ankiweb.net/

Memrise: https://www.memrise.com/

Studiare paga

Grazie agli stessi studi scientifici, sappiamo anche per certo che studiare paga.

In qualunque paese del mondo, dal Botswana agli Stati Uniti, dal Kenia alla Germania, dal Cile al Giappone, prendere un diploma od una laurea paga sia in termini di opportunità di lavoro che di retribuzione.

Un diplomato od un laureato riesce a trovare lavoro molto più facilmente di altre persone e riesce ad ottenere uno stipendio molto più consistente.

Certo, il cosiddetto “ascensore sociale” che permetteva al figlio di un modesto agricoltore di diventare un primario di chirurgia (ammesso che ne evesse le capacità), non esiste più. Al giorno d’oggi è molto, molto più difficile fare questi “salti di qualità”. Tuttavia, resta ancora vero il fatto che un diploma od una laurea permettono sia di trovare lavoro con molta più facilità che di ottenere uno stipendio molto migliore.

Soprattutto continua a pagare molto bene anche la formazione personale, quella che si può portare avanti di propria iniziativa, anche dopo la fine delle scuole. Per esempio, continua a pagare molto bene lo studio delle lingue straniere e dell’informatica.

Conclusioni

Spero di avervi convinto della necessità di cercare qualche libro su questo tema, di comprarlo e di leggerlo. Se siete in grado di comprendere l’inglese, su Youtube potete trovare anche molti video che parlano di questi argomenti. Potete cominciare da questi:

PhilosophersNotes TV di Brian Johnson: https://www.youtube.com/playlist?list=PLj3yWdMwimwmSz4DXwtJkCeQ958RHnOfj

Buono studio

Alessandro Bottoni

Le chiavi del successo