Il piccolo popolo

TALK 2019 - Dario Bressanini

Durante tutta la giornata di ieri (21 Settembre 2019), si è tenuto il “Talk”, cioè il ciclo di conferenze che il quotidiano digitale “Il Post” (http://www.ilpost.it/) ha organizzato presso l’antico Istituto Salesiano di Faenza (ora noto come “Faventia Sales”).

Si è trattato di un evento quasi “intimo” per le sue dimensioni (qualcosa come 200 – 300 partecipanti) e per il tono sommesso e civile delle discussioni. Qualcosa di molto diverso e di molto distante dalle mandrie di “celti” ululanti di Pontida e dagli aggressivi “patrioti” neofascisti dell’Isola Tiberina. Un “piccolo popolo” che si raccoglie attorno ad alcuni dei suoi esponenti più attivi per discutere dei temi più interessanti del momento.

Mia moglie ed io abbiamo partecipato con entusiasmo a questa iniziativa. Per ragioni tecniche non siamo riusciti ad assistere a tutti i “talk” ma siamo riusciti ugualmente a vedere almeno quelli di Giorgio Gori (“L’Italia che si prende il mondo”), di Francesco Costa (“L’ultimo anno di Trump, oppure no”), di Amedeo Balbi (“Lo spazio di questi tempi”) e di Dario Bressanini (“Nel campo dell’innovazione”).

Siamo rimasti molto colpiti e molto soddisfatti da tutti i “talk”, come pure dalla qualità complessiva dell’organizzazione. Speriamo vivamente che questo evento possa diventare un’abitudine nel corso dei prossimi anni e che possa crescere di dimensioni.

Per il momento, vi racconto qui di seguito cosa si è visto e sentito di interessante durante questa prima edizione.

L’Italia che si prende il mondo

Giorgio Gori, Andrea Guerra, Eva Giovannini (che ha agito da moderatrice), SimonPietro Felice e Giovanni Malpezzi hanno dato vita ad una interessante riflessione sulla natura e sulle possibilità delle nostre aziende. Il ritratto che ne è uscito è fatto di luci ed ombre. Com’è noto, le aziende italiane sono affette da un cronico “nanismo” e da seri problemi di ricambio generazionale e questo mina alla base le loro capacità di competere sul mercato globale. Tuttavia, da questa discussione è diventato evidente come queste stesse aziende siano anche molto più innovatrici e competitive di quanto si potrebbe credere.

Personalmente, “mi sono portato a casa” la seguente “lezione”.

Le aziende italiane che hanno avuto successo hanno quasi sempre le seguenti caratteristiche:

  1. Durante la loro fase iniziale, sono gestite da una singola persona estremamente competente e motivata (di solito il fondatore).

  2. Si tratta spesso di aziende che si concentrano in modo maniacale su un singolo prodotto o servizio fino a raggiungere livelli di assoluta eccellenza e di leadership mondiale (un esempio citato da Giorgio Gori è la Brembo, produttrice di impianti frenanti per auto ed altri veicoli).

  3. Sono spesso aziende che si “impossessano” di un’intera filiera produttiva o che si “installano” in modo molto profondo all’interno di una filiera esistente. In altri termini: non giocano mai da sole.

Anche se si tratta di fatti ben noti, credo che il solo fatto di averli sentiti ripetere a Giorgio Gori ed alle altre persone presenti sia valso i km percorsi per arrivare a Faenza.

L’ultimo anno di Trump, oppure no

Il “talk” di Francesco Costa, da solo, sarebbe stato un’ottima ragione per presenziare a questa iniziativa. Un’ora ed un quarto di pura, cristallina, lucidissima ed informata riflessione politica sulle prossime elezioni presidenziali americane.

Francesco Costa ha analizzato le ragioni del successo di Donald Trump nel 2016 facendo largo uso di dati statistici e di altre fonti di informazione esterne. Ha poi riportato questi dati nella realtà corrente nel tentativo di spiegare la situazione corrente e di prevedere la sua evoluzione.

Per quanto mi riguarda, ho portato a casa la seguente lezione.

Donald Trump ha saputo sfruttare il malumore di alcune, ben precise aree degli Stati Uniti ma è anche stato molto aiutato dalla situazione al contorno (e dalla Russia di Putin…) ed è stato anche molto fortunato.

Ci sono buone ragioni per sperare che “the donald” non riesca a replicare il suo successo.

Lo spazio di questi tempi

Francamente, il “talk” di Amedeo Balbi, Giampiero Reggidori ed Antonio Bandini, intervistati da Emmanuiele Menietti, è stato quello che mi ha soddisfatto di meno. Basandomi sul titolo, avevo sperato che si parlasse delle ragioni della ricerca aerospaziale ed astronomica e sulle sue ricadute nell’industria e nella vita quotidiana ma… non è a andata così. Si è parlato soprattutto di cosmologia, a livello divulgativo, e di rapporti tra l’astronomia ed il mondo agricolo.

Ad ogni modo, ho potuto portare a casa almeno questa riflessione: c’è ancora bisogno di qualcuno che spieghi al grande pubblico per quale ragione si spediscono missili e sonde nello spazio e quali sono le ricadute di questo lavoro nella realtà terrestre.

Nel campo dell’innovazione

Mia moglie ha gradito in modo particolare il talk di Dario Bressanini, Antonio Pascale, Stefano Silvi e Rosa Prati. Se devo essere sincero, anch’io, che pure non amo queste disussioni attorno al cibo ed all’agricoltura, ho molto apprezzato le doti colmunicative di Dario Bressanini e di Antoniko Pascale.

Il tema del “talk” è stato molto interessante. Si è parlato soprattutto della difficoltà di far accettare l’innovazione in campo agricolo e gastronomico. Un tema sicuramente centrale in un ambiente dominato dalla tradizione e dai luoghi comuni.

Per quanto mi riguarda, ho portato a casa la seguente lezione: è assolutamente necessario riuscire a superare la barriera culturale che impedisce al grande pubblico di avvantaggiarsi delle più recenti innovazioni tecniche in questo campo. Molto semplicemente, con oltre otto miliardi di persone sul pianeta non possiamo permetterci di ignorare le innovazioni che ci possono permettere di soddisfare la crescente richiesta di cibo.

Conclusioni

Come ho detto, spero vivamente che il “Talk” de “Il Post” divento un’abitudine nei prossimi anni. Per quanto mi riguarda, sto già aspettando l’edizione 2020 per vedere cosa avrà da dirci Francesco Costa a ridosso delle elezioni presidenziali di Novembre.

Alessandro Bottoni

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