La sorveglianza Coreana

Purtroppo, la “storia” del famigerato “metodo coreano” continua a fare vittime. Questa volta c’è cascato persino Gianni Rezza, dell’Istituto Superiore di Sanità:

Gianni Rezza (Iss) perde l’aplomb: “La privacy? È una cazz…, il metodo coreano serve”

Vediamo se riesco a spiegare una volta per tutte perché il famigerato “tracciamento col GPS” non è mai esistito e non è applicabile in questi casi.

Chi vede cosa

Il vostro smartphone fà uso di due insiemi di servizi molto diversi tra loro: il servizio di telefonia che vi permette di telefonare e di inviare e ricevere SMS ed MMS ed una vasta rete di altri servizi che dipendono invece dall’accesso ad Internet, come la messaggistica istantanea di Whatsapp, quella di Telegram, i servizi di Social Networking di Facebook, di Instagram e di altre aziende e, naturalmente, la navigazione sul web. Tra questi servizi c’è anche il servizio di navigazione di Google Maps e di altri sistemi simili.

Il vostro fornitore di accesso alla rete telefonica cellulare (TIM, Vodafone, 3HG, etc.) “vede” solo la vostra connessione alla sua rete telefonica e solo il traffico che voi producete con le vostre telefonate, i vostri SMS e gli MMS. Non vede i “contenuti” di questo traffico, cioè non “registra” le vostre conversazioni telefoniche e non vede il contenuto dei vostri messaggi.

I vari fornitori dei vari servizi Internet vedono solo ciò che li riguarda. Facebook vede i vostri messaggi Facebook ed i vostri “amici”. Google Maps vede la vostra posizione e, se voi lo richiedete, registra i vostri spostamenti. Ovviamente, Facebook non vede ciò che fate su Google Maps e viceversa.

Questa “compartimentazione” non è dovuta a qualche legge sulla privacy. le aziende non lo fanno per rispettare la vostra privacy. Si comportano in questo modo perché non sono in grado di fare altro per precise, insormontabili ragioni tecniche.

La situazione in Corea del Sud

In Corea del Sud (“Repubblica di Corea”) la situazione è assolutamente identica alla nostra. C’è una sola, rilevante differenza: in Italia, come in quasi tutta Europa, la Polizia ha bisogno di un mandato di un Giudice per accedere ai dati relativi alle vostre comunicazioni (ed ha bisogno di un mandato diverso, molto più difficile da ottenere, per “intercettare” ed ascoltare le vostre conversazioni).

In Repubblica di Corea, no. Come avviene negli Stati uniti ed in Gran Bretagna (ed in molti altri paesi), la Polizia può accedere liberamente ai dati di traffico. Ha bisogno di un mandato solo per ascoltare le vostre conversazioni e per leggere i vostri SMS ed MMS.

Quindi, quando vi dicono che “in Corea intercettano tutto e tutti” stanno dicendo quella che si tecnicamente è nota come “una gigantesca cazzata”.

Forse questo succede nella Repubblica Democratica Popolare di Corea, cioè in Corea del Nord. Di sicuro non succede nella Repubblica di Corea, cioè in Corea del Sud (che è lo stato che ci interessa in questa discussione).

Determinare la posizione del telefono dalla rete telefonica

Chi “opera” la centrale telefonica che vi fornisce l’accesso alla rete telefonica (sottolineo ancora telefonica), come potrebbe essere, ad esempio, TIM, può determinare la posizione del vostro telefono basandosi sulla identità della antenna che serve la vostra conversazione. Dato che ogni antenna copre solo da 200 – 300 metri a due – tre km di area, è abbastanza facile capire se vi trovate a Milano od a Brescia.

Usando una tecnica nota come “multilaterazione” ed altre tecniche, è possibile migliorare la precisione di questa misurazione e stabilire la vostra posizione con una precisione di qualche centinaio di metri. In altri termini, è possibile capire se vi trovate in una certo quartiere od in quello adiacente.

Le informazioni necessarie per stabilire la posizione del vostro telefono vengono registrate nei famosi “tabulati telefonici” e conservate in un database per qualche tempo. In Italia ed in tutta Europa, vengono conservate per due anni. In Corea del Sud anche.

Chi opera la rete telefonica non vede nient’altro.

Determinare la posizione del telefono dal telefono

Solo un fornitore di servizi che riesca ad installare sul vostro smartphone un servizio che faccia uso del sistema A-GPS (Assisted GPS) può fare di meglio. Questo è il caso, per esempio, di Google Maps e, più in generae, di tutti i servizi Google. Google, infatti, determina la vostra posizione usando una apposita “app” che fà parte di Android, la comunica ad un apposito server e questo server la usa per “assistervi” in vari modi, ad esempio mostrandovi annunci pubblicitari e informazioni che dipendono dalla vostra posizione.

Goopgle non tiene traccia della vostra posizione nel tempo, a meno che non siate voi stessi a chiedergli di farlo (o ad autorizzarla a farlo, quando fate parte di un gruppo di beta testing).

In Corea del Sud i servizi di Google non sono disponbili per ragioni (dicono loro) di “sicurezza nazionale”. Al posto di Google c’è una azienda Giapponese che si chiama “Naver” che fornisce esattamente gli stessi servizi, tra cui la navigazione.

Come avviene per Google, anche Naver vi può fornire servizi di vario tipo basati sulla vostra posizione e per farlo usa le stesse tecniche di Google. Il sistema di navigazione più usato in Corea del Sud, infatti, è proprio Naver Maps (tutto rigorosamente in coreano…).

Naver è Giapponese, non Coreana. Il governo Coreano ha degli accordi per accedere a questi dati ma… questi dati devono prima di tutto esistere e non tutti gli utenti fanno uso costante di servizi che rendono attivi questi sistemi di localizzazione. Inoltre, l’accesso ai dati è comunque limitato a ciò che Naver decide di conservare. Di conseguenza, le informazioni relative a dove sia stata una persona sono molto lacunose.

Quindi, cosa può sapere il governo degli spostamenti dei coreani?

Abbastanza poco. Da un lato, non tutti attivano i servizi che rendono visibile la loro posizione, dall’altro il governo non prova nessun interesse per queste informazioni e quindi…

Quello che il governo Coreano riesce veramente a sapere è, a grandi linee, dove è stata una persona negli ultimi due anni e, in qualche caso, dove è stata nelle ultime settimane con una precisione un po’ più elevata, se esistono i dati per farlo.

Tutto questo, solo quando, a causa di una emergenza come questa, decide di farlo.

E noi?

E noi uguale. La situazione è assolutamente identica anche in Italia ed in tutta Europa. Chiedendo alle compagnie telefoniche, è possibile ricostruire gli spostamenti di una persona negli ultimi due anni. Chiedendo a Google (che non farebbe storie, in questo caso), sarebbe possibile ricostruire gli spostamenti delle ultime settimane con un dettaglio un po’ migliore, se esistono i dati per farlo.

l’unica dfferenza è che in Italia bisogna prima procurarsi un mandato per farlo.

Serve a qualcosa?

Mica molto. Nel caso che si vogliano ricostruire gli spostamenti passati di una persona, nelle ultime settimane, di solito basta chiedere. Nè la Polizia nè la Protezione Civile hanno mai mostrato la necessità di usare questa possibilità “tecnologica” in questi casi.

Se si vuole “sorvegliare” una persona per evitare che “vada a spasso” senza autorizzazione, allora beh… sarà meglio mettergli una cavigliera GPS come quelle usate per i detenuti agli arresti domiciliari. Diversamente, il “detenuto” non dovrebbe fare altro che lasciare a casa il telefono per sfuggire ai controlli (e magari usarne un’altro, di cui le autorità non sono al corrente).

Ricostruire le reti di contatti

Queste tecniche non servono nemmeno per ricostruire le reti di contatti: per definizione, la gente con la quale intratteniamo contatti telefonici e via social network è gente che vediamo di rado.

Ai fini del contenimento di una infezione, non interessa quel tipo di contatti.

Quindi, cosa c’entra il GPS?

Quasi niente. Il GPS viene usato da alcune applicazioni Coreane e Giapponesi solo per mostrare una mappa su cui sono segnalate le stazioni della metropolitana ed altri luoghi dove si pensa che sia transitata gente “contagiosa”.

Dato che di solito esiste un solo modo per andare da A a B in metropolitana, in generale si è comunque costretti ad attraversare queste zone “pericolose”. Non solo: è praticamemte impossibile restare contagiati attraversando un’area in cui sono passate persone contagiose. Questo virus, come (quasi) tutti i virus, si trasmette essenzialmente attraverso contatti diretti ed a distanza ravvicinata tra le persone. Basta osservare le solite regole (distanza dalla altre persone, mascherina, etc.) per non correre rischi.

Di conseguenza, queste app non servono quasi a niente. L’unico effetto che producono è quello di creare una pericolosa “caccia all’untore” in rete.

Potete vedere queste app qui:

https://www.ibtimes.sg/coronavirus-south-koreans-are-using-these-mobile-apps-fight-covid-19-40193

https://www.businessinsider.com/coronavirus-south-korea-photos-apps-location-outbreak-where-2020-3?IR=T

Conclusioni

Queste tecniche non hanno assolutamente nulla a che fare con la “sorveglianza di massa” e, in generale, sono di utilità praticamente nulla, tant’è vero che nè la Protezione Civile nè altre agenzie governative hanno mai chiesto di farne uso.

Come ho già spiegato in precedente articolo, il successo della Corea del Sud nella lotta al coronavirus è dovuto a tutt’altre ragioni: la Corea ha dovuto affrontare una pericolosa epidemia di MERS nel 2015 e quindi è arrivata molto ben preparata alla epidemia di COVID del 2019. Tutto qui.

Alessandro Bottoni

La sorveglianza Coreana