Il modello coreano nella lotta al coronavirus

Nell’autunno del 2017, mia moglie ed io abbiamo avuto la possibilità di vivere e lavorare per diverse settimane a Yeosu, nella estremità meridionale della Repubblica di Corea (aka “Corea del Sud”):

https://www.wikiwand.com/en/Yeosu

Prima di avventurarci in Corea, mia moglie ed io abbiamo studiato intensivamente la lingua e la cultura coreana per circa otto mesi. Dopo questa breve, ma significativa esperienza, posso raccontarvi qualcosa della Corea, dei coreani e del loro modo di affrontare le cose. In questo articolo, mi interessa analizzare soprattutto il “modello coreano di lotta al coronavirus”.

Coreani, Giapponesi e Mascherine

Come è noto, Giapponesi e Coreani (e, credo, anche molti Cinesi) hanno l’abitudine di indossare le mascherine chirurgiche in pubblico da molto prima di questa pandemia. Non lo fanno sempre per ragioni di salute ma le indossano spesso. Poteve farvi una cultura su questo argomento qui:

https://gogonihon.com/en/blog/why-do-japanese-people-wear-masks/

http://theconversation.com/ive-always-wondered-why-many-people-in-asian-countries-wear-masks-and-whether-they-work-90178

https://www.tofugu.com/japan/surgical-masks/

Per quanto sono riuscito a capire parlando con Coreani e Giapponesi e leggendo articoli sul web, sembra che questa tradizione delle mascherine sia molto antica. Per il Giappone sembra risalire addirittura agli anni ’20 e ’30 del secolo scorso, mentre sembra che i coreani abbiano iniziato ad usarle su larga scala solo dopo la fine della guerra di Corea, a metà degli anni ’50. Comunque, qui trovate una traccia storica:

https://qz.com/299003/a-quick-history-of-why-asians-wear-surgical-masks-in-public/

In ogni caso, l’uso delle mascherine ha sicuramente contribuito ad arginare sia l’attuale epidemia di coronavirus che le precedenti epidemie di SARS, MERS e di altri virus. Non solo il virus ha sicuramente trovato una parte (non larghissima) di popolazione che indossava la mascherina sin dall’inizio ma – soprattutto! – ha trovato un popolo che tiene abitualmente una piccola scorta di mascherine in casa ed è abituato ad usarle.

Coreani, Giapponesi, Raffreddore e Tosse

Più o meno tutti i popoli dell’Asia orientale, come i Coreani ed i Giapponesi, trovano particolarmente fastidiosa la vista di una persona che starnutisce, che si soffia il naso o che ha la “goccia al naso”. Questa è una delle principali ragioni per cui indossano spesso la mascherina. Quando non ce l’hanno a portata di mano, vanno in bagno a soffiarsi il naso.

Un discorso simile vale per la tosse. Alcune persone preferiscono stare da sole quando hanno la tosse semplicemente perché si vergognano. Anche questo ha sicuramente aiutato a contenere le epidemie nel corso dei secoli.

Coreani, Giapponesi e Contatti Fisici Personali

Come sicuramente avrete notato, Cinesi, Giapponesi e Coreani (come molto altri popoli) evitano accuratamente di toccarsi reciprocamente. Si salutano con un inchino e fanno affidamento sulla parola per comunicare le proprie emozioni.

Di conseguenza, tutti questi popoli mettono in atto una delle misure di “distanziamento sociale” che ci sono state imposte in questi giorni e lo fanno da sempre. Ovviamente, questo ha contribuito a limitare la diffusione del virus.

I coreani e l’Igiene

Non si deve pensare, tuttavia, che la Repubblica di Corea sia un paradiso igienista. In molte aree costiere ed in molte aree rurali è normale vedere file di signore piuttosto anziane (le cosiddette “agiummà”, che suona più o meno come “matrona”) che puliscono i frutti di mare direttamente sui marciapiedi.

Sono abbastanza comuni i mercati del pesce con animali vivi (meno quelli della carne: i Coreani sono un popolo di pescatori).

Potete vedere qualche foto sul mio blog di viaggi, a queste URL:

https://terrelontane.wordpress.com/2017/10/25/come-e-fatta-la-corea/

https://terrelontane.wordpress.com/2017/11/02/piccola-guida-alla-repubblica-di-corea/

Altre foto sono facilmente reperibili sul Web cercando “korea fish market” tra le immagini. Questo è un esempio preso da Wikipedia:

https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Korea-Busan-Jagalchi_Fish_Market-02.jpg

[Uno dei mercati del pesce di Busan, una delle più grandi città della Corea del Sud. Image by lwy / CC BY (https://creativecommons.org/licenses/by/2.0)]

La situazione della Corea, tuttavia, sembra essere molto, molto migliore di quella che si presenta in alcune zone della Cina. Mia moglie ed io (come molti nostri amici e colleghi) non abbiamo avuto il benché minimo problema di salute durante la permanenza in Corea. Neanche la quasi-inevitabile “diarrea del viaggiatore” che colpisce molti viaggiatori nei primi giorni di viaggio a causa del contatto con virus e batteri sconosciuti all’organismo.

I Coreani, la SARS e la MERS

La principale ragione per cui la Repubblica di Corea è stata in grado di affrontare sin dall’inizio questa epidemia con grande determinazione e grande efficacia è molto, molto semplice: era preparata per affrontarla. I Coreani erano preparati per affrontare una epidemia di questo tipo perché nel 2015 avevano dovuto affrontare una epidemia molto simile (ma potenzialmente molto più letale) di MERS:

https://thebulletin.org/2020/03/south-korea-learned-its-successful-covid-19-strategy-from-a-previous-coronavirus-outbreak-mers/

https://www.wikiwand.com/en/2015_Middle_East_respiratory_syndrome_outbreak_in_South_Korea

La MERS è una malattia simil-influenzale molto, molto simile a quella prodotta dal coronavirus COVID-19. La trovate descritta qui:

https://www.wikiwand.com/en/Middle_East_respiratory_syndrome

https://www.who.int/news-room/fact-sheets/detail/middle-east-respiratory-syndrome-coronavirus-(mers-cov)

Insomma: avevano l’arma carica e pronta al fuoco già in mano.

Coreani, Giapponesi e Gestione delle Emergenze

Come sapete, da un punto di vista tecnico, la Repubblica di Corea (“Corea del Sud”) è ancora in guerra con la Repubblica Democratica Popolare di Corea (“cioè la “Corea del Nord”) e, di conseguenza, il livello di “readiness” è molto alto. La Repubblica di Corea si prepara a resistere ad un attacco militare, condotto con armi convenzionali, con armi atomiche, con armi chimiche o con armi biologiche sin dal Giugno del 1950, con l’inizio della guerra di Korea, e non ha mai abbassato la guardia un solo istante.

Una situazione simile, in realtà, la vivono molti altri stati dell’estremo oriente. I Giapponesi sono da sempre in lite con la Corea del Nord, con quella del Sud e con la Cina. La Cina è in lite con Taiwan (la “Cina Nazionalista”), con il Giappone e con la Corea del Sud e via dicendo.

Di conseguenza, tutti i paesi dell’estremo oriente mantengono in vita potenti, complessi e raffinati apparati di gestione delle emergenze che hanno spesso l’occasione di mettere in pratica le loro capacità. Ai Giapponesi è successo di “fare pratica” nel 2011 con il terremoto che ha poi dato origine al famoso tsunami ed all’incidente alla centrale nucleare di Fukushima. Ai Coreani ed ai Cinesi è successo in occasione delle epidemia di SARS del 2002 e di MERS del 2009 e 2015.

Insomma, sia la Repubblica di Corea che molti altri paesi di quell’area sono davvero preparati a gestire una emergenza di questo tipo (e lo hanno ampiamente dimostrato).

Coreani, Giapponesi e Rispetto dell’Autorità

La Corea (sia del Nord che del Sud) non ha mai avuto il suo 1968 e quindi i giovani non hanno mai con conquistato una vera indipendenza (soprattutto emotiva e culturale) dagli anziani. In pratica, i giovani sono spesso totalmente succubi delle persone più anziane e non osano sfidare le autorità in nessun caso.

Il livello di deferenza dei giovano verso gli anziani e dei sottoposti verso l’autorità è talmente elevato che si sono verificati incidenti aerei a causa di esso:

https://thediplomat.com/2013/07/asiana-airlines-crash-a-cockpit-culture-problem/

https://www.nationalgeographic.com/news/2013/7/130709-asiana-flight-214-crash-korean-airlines-culture-outliers/

https://www.cnbc.com/id/100869966

https://www.wikiwand.com/en/Korean_Air_Flight_801

https://www.wikiwand.com/en/Korean_Air_Cargo_Flight_8509

Di conseguenza, i Coreani di sicuro non hanno avuto nessuno dei nostri problemi per far rispettare le misure di contenimento dell’epidemia.

Coreani e Sorveglianza Globale

Come ho detto, la Repubblica di Corea è tecnicamente ancora in guerra con la Repubblica Democratica Popolare di Corea e quindi all’interno del paese sono ancora attive molte misure di sorveglianza e di controspionaggio di tipo militare. Per esempio, viene (parzialmente) sorvegliato ed analizzato il traffico Internet e vengono “tracciati” gli stranieri che operano sul territorio. Tuttavia, il livello di pervasività di queste misure non è quello che si vorrebbe far credere. I Coreani vivono una vita del tutto libera e la loro privacy viene largamente rispettata. Non godono solo di alcune libertà che noi dimao per scontate. Per esempio, l’accesso ai siti porno è riservato ai maggiorenni ed è gestito da una procedura particolare, molto più “fiscale” di quella a cui noi siamo abituati. Un altro esempio è Google: sul territorio coreano, per ragioni di sicurezza nazionale, non funzionano Google Maps e Google Street View. Sono però disponibili altri sistemi di navigazione, come quelli forniti da Naver.com e Maps.me .

In realtà, molte delle “misure restrittive” che gli occidentali interpretano come “limitazioni della libertà individuale” tipiche di un regime autoritario sono dovute alla cultura dei Coreani, molto più puritana della nostra, e non alla presunta “dittatorialità” del loro “regime”. Questo è il caso dei divieti che riguardano la pornografia, per esempio.

Credo anche che molti occidentali abbiano la tendenza a confondere la Corea del Sud (democratica e libera) con la Corea del Nord (dittatoriale).

Di conseguenza, quando di afferma che la lotta al coronavirus è stata “vinta” in Corea del Sud anche grazie all’uso di tecniche di sorveglianza che sono tipiche di un regime non democratico, si sta dicendo una gigantesca idiozia.

I Coreani non fanno praticamente nulla di diverso da quello che facciamo noi, da questo punto di vista. Al massimo, si sono limitati ad installare delle termocamere negli aeoroporti per misurare la temperatura corporea ai viaggiatori in modo automatico, per non dover impegnare delle persone. Per questo motivo, il loro successo nella lotta al coronavirus non può essere dovuto alle “misure di sorveglianza”. È sicuramente dovuto (in parte) a diffuse ed efficaci tecniche di misurazione e di monitoraggio ma questo non ha assolutamente nulla a che fare con la “sorveglianza di massa”.

Coreani e Sanità Privata

La Repubblica di Corea è un gigantesco “centro servizi” per chiunque abbia bisogno di assistenza sanitaria in tutto l’estremo oriente, sia per le cose “serie” che per la chirurgia estetica. In ogni città della Corea del Sud, anche nelle più piccole, ci sono quasi più medici, farmacisti e chirurghi che operano sul libero mercato che ristoranti (ed i ristoranti sono tantissimi…).

Di conseguenza, è sicuramente più facile affrontare una epidemia in Corea del Sud che in molti altri paesi del mondo.

Lo stesso discorso vale per il Giappone, per la Tahilandia, per Hong Kong, per Taiwan e per molti altri paesi di quell’area. In estremo oriente, la sanità (soprattutto privata) è una delle industrie più sviluppate ed il livello tecnico è molto, molto alto (gran parte dei loro medici studia almeno per qualche anno negli Stati Uniti).

In Corea, come in Cina ed in molti altri paesi, è necessario avere una assicurazione sanitaria per accedere alle cure senza spendere una follia. Tuttavia, tutti i governi di quell’area si fanno abitualmente carico dei costi dei controlli e delle cure necessari per fronteggiare le epidemie.

Coreani, Giapponesi e Tecnologia

In Corea del Sud, come in Giappone ed in quasi tutti i paesi dell’estremo oriente, la tecnologia viene utilizzata in modo massiccio da tutti, anche dagli anziani. È normale vedere persone di 80 anni che trafficano con lo smartphone. Non si paga quasi mai in contanti. Si usano praticamente solo carte di credito, anche per pagare i chewing gum. Tutti i servizi sono forniti per via telematica da anni e praticamente tutti li usano solo in questo modo. Molte case sono dotate di diavolerie elettroniche del tutto inimmaginabili per un Italiano, a partire della loro diaboliche toilette:

https://www.youtube.com/watch?v=9ucRYgxJgy8

(Sì: le istruzioni e le scritte sui pulsanti sono sempre e solo in Coreano…)

Di conseguenza, i Coreani non hanno sicuramente avuto tutti i nostri problemi con la “digitalizzazione” della scuola, con lo “smart working” e con ogni altro aspetto tecnologico della vita quotidiana e della vita sociale.

Conclusioni: si può fare in Italia?

A questo punto, dovrebbe essere chiaro che non è possibile implementare un “modello coreano” senza avere a disposizione il popolo coreano, le sue infrasrutture, la sua storia e le sue abitudini.

Inoltre, dovrebbe anche essere chiaro che il “modello coreano” di cui parlano (a vanvera) i nostri politici esiste solo nella nostra testa. Il “modello coreano” dei Coreani è una cosa completamente diversa da quello che noi ci ostiniamo a voler credere, facendo leva sulla nostra abissale ignoranza.

Ci sono, comunque, alcune lezioni possono sicuramente essere apprese. La prima fra tutte è che non si può affrontare in modo efficace un epidemia se non si sono prese alcune misure importanti almeno uno o due anni prima che l’epidemia abbia inizio. Questo è il caso, per esempio, dell’accatastamento di strumenti e di consumabili necessari per i controlli (i famosi “tamponi”) e per le cure mediche (mascherine, occhiali, respiratori polmonari, etc.). Quando inizia una epidemia, infatti, queste cose diventano immediatamente introvabili e restano introvabili fino alla fine dell’epidemia.

Una seconda lezione è che i medici non possono essere considerati una “casta” da proteggere da un eccesso di concorrenza usando la tecnica del numero chiuso alle università ed altre barriere. È chiaramente necessario mantenere sul mercato un eccesso di medici e di infermieri, anche a costo di ridurre il loro “valore commerciale”. Quando scoppia una epidemia, infatti, non c’è tempo di formare altro personale sanitario. Bisogna averlo pronto da prima.

Alessandro Bottoni

Il modello coreano nella lotta al coronavirus