Sulla via di Damasco

Ho appena finito di parlare con un mia amica che mi raccontava di suo figlio, un ragazzone grande e grosso che frequenta l’ultimo anno di un istituto agrario. A quanto pare, il ragazzone intende proseguire gli studi dopo il diploma e – curiosamente – intende farlo in un settore del tutto diverso da quello dell’agricoltura, probabilmente iscrivendosi a giurisprudenza. Sembra infatti che il ragazzone abbia scoperto di non voler fare l’agrimensore di mestiere. Lavoro troppo pesante e poco gratificante, a quanto pare. Secondo sua madre, questa presa di coscienza si sarebbe verificata dopo lo stage obbligatorio organizzato quest’estate dalla scuola; stage in cui il ragazzone si sarebbe trovato a svolgere mansioni assai poco creative in un ambiente assai poco accogliente.

Questa storia andrà archiviata insieme a quella di mio nipote, diplomato di un istituto alberghiero che dopo la prima estate trascorsa in una cucina di un ristorante si è iscritto ad ingegneria (senza terminarla), archiviata insieme alle migliaia di altre storie simili di cui sia voi che io abbiamo sentito narrare in questi anni. Ragazzi che a 13 o 14 anni hanno scelto la via facile e divertente di un istituto professionale o di un istituto tecnico e che poi, alla prova del fuoco, hanno deciso di abbandonare la battaglia e di cercare rifugio in un comodo ufficio, riscaldato d’inverno e condizionato d’estate, in cui svolgere un lavoro da scrivania. Ragazzi che, nella quasi totalità dei casi, non riescono a concludere con successo questa loro ritirata strategica a causa della quasi assoluta mancanza di basi tecniche e scientifiche (fisica, matematica, etc.) e di una tecnica di studio adatta alle esigenze dell’università (otto-ore-otto al giorno a testa bassa sui libri, in silenzio, da soli, domenica, Natale e Pasqua inclusi…).

A quanto pare, stiamo producendo l’ennesima generazione di disadattati, destinati ad essere còlti sulla via di damasco da una vocazione che non potranno mai seguire con successo.

Appurato che non sarà mai possibile resuscitare il divieto di iscriversi all’università per chi ha frequentato una qualunque scuola diversa da un liceo, come avveniva in epoca fascista, resta da capire come sia possibile arginare questa ondata di vocazioni tardive e fallimentari.

La prima soluzione che viene alla mente consiste nel ritardare il momento della scelta il più possibile. In pratica, si tratterebbe di prolungare le scuole medie inferiori fino ad inglobare il biennio delle superiori, reso uguale per tutti, e chiedere ai ragazzi di scegliere il loro destino all’ingresso del triennio di specializzazione, a 16 anni di età. Di sicuro, sarebbe un bel passo avanti rispetto alla situazione esistente, sia per la maggiore maturità dei ragazzi al momento della scelta che per il consolidamento di una base culturale comune più adatta ai nostri difficili tempi.

Purtroppo, anche a 16 anni è difficile scegliere con cognizione di causa e quasi certamente una riforma di questo tipo avrebbe solo effetti marginali sul problema.

La seconda soluzione che viene alla mente è il ricorso agli orientatori professionali: persone che siano in grado di esaminare i ragazzi all’ultimo anno di scuola e consigliarli per il meglio. Conosco personalmente diversi orientatori ed ho lavorato al fianco di alcuni di loro per cui posso dire che sono in grado di fornire un servizio davvero eccellente e davvero prezioso. Possono fare la differenza.

Purtroppo, devo ancora incontrare un quattordicenne od un sedicenne disposto a farsi dire da un adulto (qualunque adulto) cosa dovrebbe fare della sua vita, non importa quanto solida, fondata e scientifica sia la sua opinione. In effetti, devo ancora incontrare anche un solo genitore disposto a prendere sul serio un orientatore professionale (soprattutto se non si rivela convinto che il ragazzo in questione sia destinato ad una carriera da top manager in qualche multinazionale).

Resta forse un’ultima soluzione: uno o due anni di corso integrativo per chi, lasciata una scuola professionale, intende proseguire gli studi all’università (o per chi vuole cambiare settore). Certo, le “vittime” di questa selezione si sentirebbero discriminate ma… almeno riuscirebbero a laurearsi.

In ogni caso, possiamo avere una certezza: nessun governo si occuperà mai di questo “dettaglio”. Non produce appalti, mazzette e denaro e quindi non è degno dell’attenzione di un politico di professione. Qualunque cosa succeda, saremo costretti a compensare questa mancanza di attenzione come abbiamo sempre fatto: mettendo mano al portafogli ed arrangiandoci nel modo migliore possibile.

Per quello che mi riguarda, posso darvi solo un consiglio: se vostro figlio – a 14 od a 16 anni – punta i piedi e pretende di iscriversi all’istituto alberghiero od all’agrario, mandatelo a lavorare per un’estate in campagna od in una cucina di ristorante. È importante che il fulmine della sua vocazione lo colga sulla via di Damasco prima di aver lasciato Gerusalemme, non dopo essere arrivato a destinazione.

Alessandro Bottoni

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