Imparare l’inglese nel XXI secolo

Nei giorni scorsi mi sono trovato a discutere del modo in cui si può imparare l’inglese al giorno d’oggi sfruttando la vastissima offerta di file audio, video e testo presenti sul web, l’altrettanto vasta offerta di corsi su CD e su web, la vasta offerta di libri presente nelle librerie e la vastissima scelta di corsi offerti dalle scuole private di lingue.

Al giorno d’oggi, infatti, imparare l’inglese è molto più facile di quanto lo sia mai stato in passato. La quantità di materiali didattici e di corsi disponibili (anche gratuitamente) è impressionante e non mancano certo le occasioni per utilizzare la lingua inglese “sul campo”.

Il vero problema è diventato un altro: bisogna riuscire a stabilire cosa è necessario saper fare e come lo si possa imparare senza perdere tempo.

Qui di seguito trovate qualche considerazione che può essere applicata al caso di un diplomato che si accinge ad affrontare l’università (soprattutto in ambito tecnico o scientifico) od al caso di uno studente universitario che si accinge ad affrontare il mercato del lavoro.

Da dove si parte

Al giorno d’oggi quasi nessuno inizia a studiare l’inglese in età adulta partendo veramente da zero.

L’inglese viene insegnato nelle nostre scuole a tutti i livelli da almeno una quindicina d’anni ed i diplomati di oggi hanno quasi sempre almeno cinque anni di studio della lingua inglese alle spalle. Molto spesso questi giovani hanno studiato inglese per otto anni (scuole medie e superiori) od addirittura per tredici anni (scuole elementari, scuole medie e scuole superiori) e quindi, in teoria, dovrebbero già avere una buona padronanza di questa lingua.

La realtà è un po’ diversa. Solo una piccola parte degli studenti (probabilmente il 15 od il 20%) riesce a conquistare una conoscenza della lingua inglese sufficiente per gli studi universitari o per la vita professionale frequentando solo la scuola pubblica (cioè senza integrare gli studi con appositi corsi di lingua presso scuole private). La stragrande maggioranza riesce ad accumulare soltanto una conoscenza dell’inglese appena sufficiente per non morire di fame durante le vacanze all’estero.

Per essere più precisi, l’obiettivo che si pone la scuola pubblica (almeno nel caso dei licei) sarebbe quello di produrre dei diplomati che “padroneggiano” la lingua inglese ad un livello CEFR B2 od addirittura C1 (vedi: https://www.wikiwand.com/en/Common_European_Framework_of_Reference_for_Languages ). Nella realtà, quello che si riesce normalmente ad ottenere è un molto più modesto livello CEFR A2 o B1.

Ovviamente, questa situazione è ben nota alle scuole di lingue private e condiziona molto la loro offerta. Al giorno d’oggi, quasi tutti i corsi per adulti offerti dalle scuole private sono “corsi di perfezionamento” e danno per scontato che lo studente inizi il corso avendo già alle spalle alcuni anni di studio nella scuola pubblica. I corsi per principianti assoluti (“absolute beginners”) vengono ormai proposti quasi solo ai ragazzi delle scuole medie inferiori e superiori.

Dove si deve arrivare

All’università e nella vita professionale l’inglese viene utilizzato essenzialmente in due modi:

  1. Per leggere articoli e libri in inglese, cioè per accedere alle cosiddette “fonti primarie di informazione” (“primary information sources”).
  2. Per seguire conferenze e “talk” di carattere tecnico e scientifico (sia registrate in video che viste di persona).

In entrambi i casi si tratta di un uso passivo della lingua (lettura ed ascolto).

Solo in alcuni casi è necessario un uso attivo della lingua – ad esempio per scrivere articoli, tesi e libri in inglese o per presentare verbalmente i risultati di una ricerca ad una platea internazionale.

Quello che serve davvero, quindi, è poco più di un banale livello CEFR B1, cioè un livello facilmente ottenibile anche studiando con la dovuta diligenza nella scuola pubblica fino al diploma.

Il fatto che – da un punto di vista “tecnico” – sia sufficiente un livello CEFR B1 per “caversela”, però, non deve ingannare. La propria capacità di “cavarsela” negli studi universitari e nella vita professionale migliora in modo impressionante con l’aumentare della propria padronanza dell’inglese. Un ingegnere che “parla” l’inglese ad un livello C1 o C2 può essere decine di volte più veloce, più creativo e più efficace nel fare il proprio lavoro rispetto ad uno che “parla” un più modesto livello B1 o B2. Questo lo sanno bene sia i professori universitari (che affidano le tesi di laurea più interessanti solo ai candidati più capaci) sia le aziende (che assumono solo i candidati in grado di cavarsela anche nelle situazioni più difficili).

Per questa ragione al giorno d’oggi è praticamente obbligatorio padroneggiare l’inglese almeno ad un livello CEFR C1 o, molto meglio, C2.

[Se vi interessa saperlo, a seconda del metodo di misurazione utilizzato, mi attesto abitualmente ad un livello C1 o C2. In alcuni momenti di grazia vengo scambiato per un parlante nativo, di solito un americano della costa ovest. Questo sarà anche il livello dei vostri concorrenti quando farete le vostre interviste di lavoro. Non fatevi illusioni su questo punto.]

Le certificazioni

Le certificazioni… certificano il vostro livello di conoscenza della lingua inglese. Di conseguenza, hanno senso solo se qualcuno vi chiede di presentare una certificazione di questo tipo perché non è in grado di verificare in prima persona qual’è il vostro livello. Di solito, questo avviene solo nel caso di concorsi pubblici (un manager od un dipendente pubblico, per definizione, non prende mai una decisione in prima persona. La fa sempre prendere a qualcun altro…).

Le aziende private di solito verificano in prima persona qual’è il vostro livello di conoscenza (di qualunque disciplina) e quindi non danno molta importanza alle certificazioni (di nessun tipo). Se poi intendete lavorare in proprio, sarete voi stessi i giudici della vostra preparazione e quindi non avrete bisogno di un certificato per sapere se l’inglese che conoscete vi basta o non vi basta.

Nel caso che vi sia necessaria una certificazione, sarà il vostro “committente” a dirvi quale dovrete ottenere e quindi non ha molto senso parlarne qui.

Leggere (at 300 wpm on screen)

Il primo obiettivo da raggiungere consiste nel riuscire a leggere testi tecnici e scientifici (relativi a discipline diverse tra loro) ad una velocità ragionevole e riuscendo a comprendere gran parte del testo.

Per capirci, NON è assolutamente sufficiente:

  1. Riuscire a leggere solo i testi più elementari, come i manuali di uso e manutenzione dell’ultimo “gadget” tecnologico (che sono scritti appositamente per essere comprensibili anche per chi conosce molto poco l’inglese).
  2. Riuscire a leggere solo i testi della propria disciplina (come l’informatica o la medicina).
  3. Riuscire a leggere lentamente (a meno di 300 parole al minuto su schermo e 400 parole al minuto su carta)
  4. Riuscire a leggere comprendendo meno della metà di quello che c’è scritto.

Se vi trovate a questo livello, avete un problema. Un grosso problema.

Ovviamente, si impara a leggere solo leggendo e quindi per perfezionare le proprie capacità di lettura e di comprensione dei testi è necessario leggere molto.

“Leggere molto” significa leggere almeno un libro in lingua inglese al mese, scegliendo tra un testo di narrativa, un testo di saggistica od uno di manualistica tecnica. In tutti i casi, è necessario leggere almeno 400 pagine di testo inglese al mese su carta (cioè almeno una dozzina di pagine al giorno, incluso il sabato e la domenica). Oltre a questo è necessario leggere almeno una rivista tecnica o scientifica al mese. Una buona idea consiste nell’abbonarsi a riviste di divulgazione scientifica destinate ad un pubblico di laureati, come Scientific American, New Scientist o American Scientist. In totale, è necessario arrivare a leggere almeno una quindicina di pagine di testo inglese al giorno su carta. Questo, ovviamente, senza contare le decine di pagine in inglese che sarete costretti a leggere ogni sul web per lo studio ed il lavoro (documentazione tecnica, informazione di settore, etc.). In altri termini, dovrete leggere davvero molto. Moltissimo.

Questo calvario deve durare per almeno un paio d’anni, in modo da raggiungere un livello di fluidità nella lettura del testo inglese quasi pari a quello di un parlante nativo. L’obiettivo da porsi è quello di riuscire a leggere su schermo ad almeno 300 parole al minuto e su carta ad almeno 400 parole al minuto riuscendo a comprendere già alla prima lettura almeno l’80% di quello che si trova scritto sulla pagina.

Potete verificare la vostra velocità di lettura usando uno dei vari test disponibili online, come questo:

http://www.readingsoft.com/

Per verificare se avete davvero capito almeno l’80% di quello che avete letto avrete bisogno di confrontarvi con qualcuno che conosce l’inglese (e la materia dell’articolo) meglio di voi, ad esempio un amico più esperto od un collega. In alternativa, potete leggere la versione inglese di un articolo (ad esempio su Scientific American) e poi verificare la vostra comprensione del testo leggendo una traduzione dello stesso articolo prodotta da un traduttore di alto livello. Tenete presente che la rivista “Le scienze” è la versione tradotta in italiano di Scientific American e che le traduzioni sono eseguite da specialisti di alto livello.

[Se vi interessa saperlo, io stesso leggo abitualmente quasi qualunque tipo di testo tecnico o scientifico a 300 wpm su schermo e 400 wpm su carta con un livello di comprensione di oltre il 90%. Sarà questo il livello con cui dovrete confrontarvi nella vita professionale ed all’università.]

Capire (i testi di Scientific American)

Tenete presente che il livello di comprensione dell’inglese scritto che vi sarà necessario per l’università e per la vita professionale è quello che vi permette di leggere e capire almeno l’80% del contenuto di un numero scelto a caso di Scientific American o di una rivista simile. In altri termini, dovete essere in grado di leggere quattro o cinque articoli di discipline diverse, ognuno dei quali lungo almeno tre pagine, e riportarne correttamente il contenuto in italiano in altrettanti riassunti lunghi almeno due pagine ognuno. Tutto questo leggendo al ritmo di almeno 300 parole al minuto, come si è già detto.

È un livello piuttosto elevato e lo si può raggiungere solo leggendo una grande quantità di articoli scientifici e tecnici.

Il problema di fondo è che non basta conoscere l’inglese: è anche necessario riuscire a destreggiarsi tra i testi relativi a varie discipline scientifiche (cioè occorre una vasta cultura tecnica e scientifica). Questa capacità di comprendere testi scientifici estranei alla propria disciplina può sembrare del tutto inutile ma è invece proprio ciò che serve per riuscire a leggere velocemente e comprendere senza indecisioni ciò che si trova scritto nei libri e nelle riviste di settore. È la “pratica” che vi permette di mettere a frutto la grammatica.

Senza questa sicurezza nel leggere testi inglesi di vario tipo, resterete sempre dei “manovali” del vostro settore, dipendenti dalle traduzioni e/o dall’aiuto dei colleghi.

Capire il parlato

Il livello di comprensione dell’inglese parlato che è necessario all’università e sul lavoro è quello che permette di comprendere una “presentazione” (un “talk”) di carattere tecnico o scientifico della durata di almeno 15 o 20 minuti e riportarne correttamente in italiano almeno l’80% del contenuto dopo la prima visione.

Per fortuna, raggiungere questo livello non è difficilissimo. Una volta che avete imparato a leggere velocemente e correttamente testi inglesi di una certa lunghezza, è sufficiente fare pratica di “ascolto” e di “visione” guardando almeno una ventina di TED Talk di vario tipo (vedi: www.ted.com/talks# ). I TED Talks sono conferenze in lingua inglese su temi relativi alla scienza ed alla tecnologia. Differiscono da altre conferenze per il fatto di essere quasi sempre disponibili come video sul sito dell’organizzazione e per il fatto che, in quasi tutti i casi, sono disponbili i sottotitoli in inglese ed in molte altre lingue. Queste caratteristiche li rendono perfetti come strumento didattico.

I primi cinque o dieci talk li guarderete senza dubbio usando i sottotitoli (in inglese) per aiutarvi ma presto vi stancherete di questa prassi e comincerete a guardarli senza sottotitoli. Non fermatevi prima di aver consumato almeno una ventina di talk di questo tipo senza sottotitoli (vi serviranno settimane o mesi per farlo ma ci riuscirete).

Tenete presente che, come studenti e come laureati, vi succederà spesso di dover raccogliere le informazioni che vi servono per il vostro lavoro da “talk” registrati da volontari e resi disponibili sul web sotto forma di video (ad esempio su YouTube o Vimeo). Troverete spesso dei colleghi (e dei “concorrenti”) in grado di svolgere questo compito con facilità. Questi “colleghi” si prenderanno i posti migliori in università e nella vita professionale se glielo lasciate fare.

Scrivere

Per fortuna, è abbastanza raro dover scrivere testi lunghi e complessi in inglese. Di solito, ci si limita a scrivere in inglese brevi testi di posta elettronica, i commenti del codice nei programmi e cose simili. È raro che si scrivano articoli, tesi o libri in inglese e di solito chi deve affrontare questo compito lo fa solo quando è già molto avanti nel suo percorso di carriera ed ha già consolidato le conoscenze linguistiche necessarie (e spesso lo fa con l’assistenza di un parlante nativo di lingua inglese).

Se avete l’esigenza di scrivere testi lunghi e complessi in inglese, contattate una scuola di lingue e seguite almeno 30 o 60 ore di corsi specifici per questo scopo con un insegnante di madrelingua. Dopo di questo, fatevi assistere da un parlante di madrelingua nella stesura del vostro testo.

Parlare

È abbastanza raro dover produrre testi lunghi e complessi in inglese a voce. Di solito ci si limita a porre domande alle conferenze od a scambiare due battute coi colleghi. Quasi sempre, infatti, la comunicazione verbale in inglese si riduce ad una comunicazione unidirezionale uno-a-molti (un conferenziere che parla ad una platea) o uno-ad-uno (un ricercatore che parla ad un altro ricercatore, ad esempio per porre domande) e quindi sia la velocità che la complessità della comunicazione sono abbastanza ridotte rispetto a quello che siamo abituati a gestire nella vita reale parlando in italiano.

Non è difficile raggiungere questo livello di padronanza della lingua inglese quando si è già in grado di seguire un TED Talk senza sottotitoli e si riesce a scrivere qualche breve testo per e-mail.

Il modo migliore di fare esercizio di inglese parlato consiste ovviamente nel frequentuare persone che parlano solo inglese. Purtroppo, questo significa che nella stragrande maggioranza dei casi è necessario iscriversi ad un corso presso una scuola privata ed approffitare dell’insegnante di madrelingua.

Se potete spendere dei soldi nell’imparare l’inglese, questo è il punto in cui ha più senso investirli. Iscrivetevi ad un corso con un insegnante di madrelingua e cercate di parlare ed ascoltare il più possibile.

Conversare

Riuscire a sostenere una vera conversazione con più persone in inglese è molto più difficile perché ogni volta che la conversazione passa da una persona all’altra dovrete riagganciare il filo del discorso e ricominciare l’analisi. Come se questo non bastasse, i parlanti di madrelingua, quando parlano tra loro, lo fanno ad una velocità spaventosa e fanno un uso intensivo di “idioms” e “phrasal verbs” a noi del tutto sconosciuti. Il risultato finale è che è non si capisce quasi nulla.

Non spaventatevi: è normale.

Non tentate di seguire una conversazione tra parlanti nativi prima di aver studiato ed usato l’inglese per almeno una decina d’anni.

I dialoghi dei film

Questo discorso vale anche per i film ed i telefilm: non cercate di seguire una commedia in inglese senza avere alle spalle una decina d’anni di studio dell’inglese.

Tentando di affrontare un compito superiore alle vostre capacità ne uscireste con l’impressione di non potercela fare e sareste spinti ad abbandonare l’impresa. Non fatelo: è normale non capire quello che dicono due stranieri che parlano tra loro (di persona od in TV) anche se si è studiata la loro lingua per molti anni.

L’inglese al telefono

Parlare l’inglese al telefono è molto difficile. Non ci sono “tracce” di comunicazione non-verbale da seguire e tutto quello a cui ci si può appoggiare è la propria (scarsissima) capacità di fare le domande giuste fino ad arrivare alla comprensione di ciò che intende dire il proprio interlocutore.

Per fortuna, al giorno d’oggi non vi capiterà quasi mai di dover parlare al telefono con degli stranieri perché quasi tutti preferiscono la posta elettronica od i sistemi di “instant messaging” come Whatsapp, i “social network” come Facebook e via dicendo.

Se avete l’esigenza di parlare al telefono, sappiate che moltissime scuole che propongono corsi (non gratuiti) di inglese online fanno un uso intensivo del telefono e delle chat vocali. Queste scuole sono il modo migliore di imparare a parlare inglese al telefono.

Conclusioni

Questo è tutto. Sapendo cosa è necessario ottenere come risultato finale, dovrebbe essere abbastanza facile scegliere gli strumenti ed i metodi di studio che si adattano meglio alle vostre esigenze.

Il mio personalissimo consiglio è questo: in ogni caso, cercate di seguire almeno un corso di almeno 20 o 30 ore di lezione con un insegnante di madrelingua presso una scuola privata. Il contatto diretto con un parlante nativo non può essere sostituito da nulla, nemmeno da un corso online, ed è fondamentale per maturare una vera “padronanza” della lingua. L’inglese, a differenza del latino e del greco, è una lingua viva, parlata da persone in carne ed ossa che reagiscono a quello che dite loro. Dovete abituarvi a questa realtà.

Alessandro Bottoni

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2 Responses to Imparare l’inglese nel XXI secolo

  1. Ciao Alessandro, tutto giusto ma purtroppo questo è il percorso ideale. Talvolta, come è capitato a me, ti ritrovi semplicemente catapultato in un team di lavoro madrelingua inglese (pardon, americana) localizzato a sei fusi orari di distanza che adora le conference call.

    Non c’è il tempo materiale di prepararsi, ragion per cui è meglio farsi trovare pronti.

    Quello che ho imparato è che non bisogna aver paura di buttarsi (pronuncia sbagliata, forma grammaticale non perfetta, ecc.) né di chiedere di ripetere quando non si ha capito. Perché, nel mondo del lavoro, spesso ottenere il risultato è molto più importante di una “brutta” figura.

    • admin says:

      Ciao Luca,
      si questo è il percorso “ideale” (o, più esattamente, quello di minore fatica) che dovrebbe seguire un neolaureato che è ancora in cerca di lavoro oppure uno studente durante gli studi universitari (se è lungimirante, potrebbe farlo anche durante gli anni del liceo).

      Chiunque sia già entrato in contatto con colleghi stranieri (in università, per la tesi, o nel mondo del lavoro) deve sicuramente adottare un’altra strategia perché, come tu hai giustamente fatto notare, a quel punto non c’è più tempo per studiare…

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