La banale verità

La stampa di oggi è dominata da due notizie apparentemente non collegate tra loro ma che, se analizzate insieme, hanno invece un profondo significato collettivo. La prima è che entrambi gli attentatori che hanno assalito la parrochia di Rouen, in Francia, ed hanno tagliato la gola al parroco erano già noti alle forze dell’ordine per la loro pericolosità per la loro fede jihadista:

http://www.repubblica.it/esteri/2016/07/28/news/francia_attentatore_kermiche-144947652/

A quanto pare, uno dei due era addirittura in libertà vigilata e portava sulla persona un “tracker” GPS.

La seconda notizia è che l’arresto di due ragazzi marocchini di Albenga è nato da un equivoco: su un telefono è stata trovata la foto di una ragazza con un Kalashnikov e tutti hanno pensato ad una terrorista dell’ISIS. La ragazza in questione, invece, era un’attrice di Bollywood intenta in una scena di un film (I due marocchini sono stati comunque arrestati per traffico di droga).

http://genova.repubblica.it/cronaca/2016/07/28/news/allarme_terrorismo_la_ragazza_con_il_mitra_e_un_attrice_di_bollywood-144960605/?ref=HREC1-20

Non avremo mai abbastanza poliziotti per sorvegliare tutti i potenziali delinquenti

Prese insieme, queste due notizie sono la dimostrazione lampante di un concetto che molte persone (specialmente “a destra”) si rifiutano testardamente di comprendere e di accettare: non avremo mai abbastanza poliziotti per identificare e sorvegliare tutti i potenziali delinquenti (e nemmeno per tutelare tutte le potenziali vittime).

Le minacce reali, come quelle di Rouen, continueranno a passare inosservate tra le maglie della nostra rete di intelligence mentre i falsi allarmi, come quello di Albenga, continueranno ad alzare una pericolosa nebbia che ci impedirà di vedere le cose importanti. Non avremo mai abbastanza uomini per superare questo “information overloading” (sovraccarico di informazioni).

Questa è una banale verità.

Ovviamente, i nostri uomini politici non possono dirvelo perché non li votereste mai più. Nemmeno le persone responsabili della nostra sicurezza possono dirvelo, perché verrebbero subito accusati di disfattismo e rimossi dalla loro posizione.

Di conseguenza, solo una persona che non ricopre incarichi pubblici di nessun tipo, come me, può dirvelo: non c’è modo di “intercettare” i potenziali criminali prima che agiscano (non importa che cosa stiano per fare e quali siano le loro motivazioni).

Molto semplicemente, la stragrande maggioranza delle segnalazioni è per forza di cose destinata a restare “lettera morta”, come è successo nel caso di Rouen, per la semplice ragione che non ci sono abbastanza poliziotti per leggere tutte le segnalazioni e per agire di conseguenza.

Come se non bastasse, questo non avviene solo perché non ci sono abbastanza uomini per esaminare con cura tutte le segnalazioni ricevute. Succede anche perché, in assenza di un vero reato – cioè qualcosa per cui una persona possa essere davvero incarcerata – si è comunque costretti a lasciare queste persone in libertà. Non ha senso occuparsi di chi ancora non ha fatto niente di male quando là fuori ci sono moltissimi veri criminali da fermare e quindi la polizia – giustamente – si dedica ad altro.

La paranoia che sta (comprensibilmente) attanagliando la nostra gente ha un solo effetto: fa “scattare l’allarme” in moltissimi casi in cui non ci sarebbe assolutamente nulla di cui preoccuparsi (come nel caso della foto della terrorista). Questo “rumore di fondo”, formato da “falsi allarmi”, rende ancora più difficile identificare i casi realmente “interessanti” e seguirli con la dovuta attenzione.

La banale verità è che non c’è modo di “prevenire” gli attacchi identificando ed intercettando le persone che stanno per metterli in atto. Questo approcio investigativo, da “intelligence”, anche se resta comunque necessario, può intercettare solo una piccolissima parte dei killer. Per dirlo con una metafora: è una rete a maglia troppo larga e non può fermare tutti i pesci (e non c’è nessun modo realistico di “stringere le maglie” più di quanto lo si sia già fatto).

Quello che manca sono gli occhi, non le braccia

Ma, allora, dobbiamo rassegnarci ad essere ammazzati a colpi di Kalashnikov mentre sorseggiamo il caffè al bar la mattina?

No.

Quello che manca per garantire la nostra sicurezza non sono le “braccia”, cioè gli “uomini in divisa” (poliziotti, carabinieri o militari che siano). Quello che manca sono gli “occhi”, cioè i “sensori” che possano far scattare l’allarme quando succede qualcosa di pericoloso e che possano quindi far confluire sul “bersaglio” i poliziotti della zona. (Tenete presente che esistono sensori che scattano da soli, come i sensori delle porte dei sistemi di allarme casalinghi, e sensori che vengono azionati dalle persone, come gli allarmi silenziosi antirapina delle banche.)

Nella nostra realtà quotidiana, infatti, le forze dell’ordine sono quasi sempre cieche e sorde. Può essere in corso una violenta rapina a mano armata in un’oreficeria a 50 metri dalla Questura e la polizia potrebbe non saperne nulla fino a che i rapinatori non si sono dileguati. Non è così folle come potrebbe sembrare. Succede fin troppo spesso che l’allarme venga dato solo a cose fatte semplicemente perché non c’è nessun sistema di allarme che possa essere azionato prima di quel momento.

L’idea di base è che i “cattivi” (in generale, tutti i tipi di malintenzionati, dai rapinatori di banche, ai topi d’appartamento, fino ai terroristi della jihad) devono essere fermati nel momento in cui tentano di mettere in atto la loro minaccia, qualunque essa sia (una rapina, un furto con scasso, un omicidio od una strage), non prima.

È necessario adottare questa strategia perché è quella che permette di far intervenire le forze dell’ordine solo quando è davvero necessario (e solo quando è ormai chiaro qual’è il tipo di minaccia che deve essere affrontato).

Ovviamente, la risposta deve essere tempestiva. Qualunque sia il crimine che viene commesso, la maggior parte dei danni viene comunque prodotta nei primi minuti per cui è necessario che l’intervento delle forze dell’ordine sia rapido (ed adeguato al tipo di minaccia).

Raggiungere questo livello di tempestività è meno difficile di quello che potrebbe sembrare. Già adesso le polizie di tutto il mondo hanno l’abitudine di dispiegare le proprie forze in modo tale che tutti gli obiettivi sensibili (e quasi tutti quelli “non sensibili”) possano essere raggiunti nel giro di pochi minuti. Nei casi in cui si teme un omicidio od una strage, quasi sempre le forze dell’ordine sono dispiegate direttamente sul bersaglio (e/o sono “integrate” da civili armati, come le guardie giurate) e vengono utilizzate anche apposite strutture difensive “passive” (porte blindate, camere di sicurezza, etc.) per proteggere le persone.

Quello che manca, come ho già detto, è qualcosa o qualcuno che avvisi la polizia per tempo, in modo che anche chi si trova “dietro l’angolo” resti comunque sotto l’occhio vigile delle forze dell’ordine.

Per questa ragione, se si vuole ottenere maggiore sicurezza (nei confronti di qualunque tipo di “attacco”, sia esso un furto in un appartamento, una rapina in banca od un’assalto ad un aeroporto a suon di kamikaze) la primissima cosa da fare consiste nell’installare sensori e sistemi di allarme che permettano di avvisare la polizia in modo affidabile e tempestivo.

Non è difficile. Tecnologie di questo tipo sono disponibili sul mercato da decenni. Sono economiche, largamente collaudate e di semplice utilizzo. Basta contattare le aziende specializzate per ottenere la consulenza necessaria per la scelta del sistema più adatto e per la sua installazione.

Questa è la banale verità: bisogna imparare ad usare queste tecnologie per rendere possibile il lavoro della polizia (e delle “SWAT” antiterrorismo). Bisogna imparare a farlo a livello individuale (installando un sistema di allarme in casa od un sistema antirapina in negozio), bisogna imparare a farlo a livello aziendale (installando gli opportuni sistemi in azienda) e bisogna imparare a farlo a livello collettivo (installando gli opportuni sistemi di sorveglianza remota in città).

La polizia può farsi carico di creare la sua “centrale di sorveglianza” ma i sensori ed i sistemi di allarme in casa nostra, nel nostro negozio e nella nostra sede aziendale (o comunale, scolastica, etc.) li dobbiamo installare noi. Nessun altro può farlo.

Alessandro Bottoni

PS: Ricordatevi che il sistema di allarme più economico e più immediato è lo smartphone che tenete in tasca, soprattutto se avete installato una delle molte applicazioni di “SOS” disponibili sul mercato e vi siete organizzati per far gestire la vostra richiesta di soccorso da qualcuno che sappia cosa fare.

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