Una soluzione praticabile per la sicurezza antisismica

In questi giorni, a ridosso del tremendo terremoto che ha colpito Amatrice, Accumoli ed altri paesi dell’Italia Centrale, gli esperti di settore continuano a ripetere che costerebbe meno mettere in sicurezza – una volta per tutte – tutti gli edifici a rischio del paese piuttosto che continuare a ricostruire interi paesi ed intere città rase al suolo dai terremoti.

Questo è vero ma chiunque abbia esaminato seriamente la possibilità di “mettere in sicurezza” una casa già esistente sa benissimo che ci sono tre serissime ragioni per cui un intervento di questo tipo è, di fatto, impossibile:

  1. Costa troppo. Mettere in sicurezza un immobile di civile abitazione costa da un minimo di 5 o 6.000 € fino a 25.000 o 30.000 €. Dato che le case che hanno veramente bisogno di questo tipo di interventi sono le case più vecchie, spesso in zone rurali, il costo di questi interventi è spesso superiore al valore commerciale dell’immobile.
  2. Obbliga gli occupanti a cercarsi un’altra sistemazione per settimane o persino mesi. Interventi di edilizia strutturale come questi non si possono fare mentre gli occupanti continuano a muoversi all’interno dell’abitazione.
  3. Obbliga a trovare un accordo tra tutti i proprietari dell’immobile. In un paese dove si hanno tre opinioni (spesso contrastanti) ogni due persone, questo mette una pietra tombale sull’argomento.

Come se questo non bastasse, c’è anche una quarta ragione, più subdola, che rende questo tipo di interventi poco interessanti:

  1. La sicurezza di un singolo edificio non la protegge dalla insicurezza degli edifici circostanti. Casa vostra può anche essere a prova di terremoto ma… il campanile a fianco lo è?

Di conseguenza è del tutto inutile, del tutto utopistico e, francamente, anche un pochino fastidioso continuare ad insistere con questo tipo di proposte.

In realtà, quasi tutti i proprietari si limitano a sperare nella buona sorte ed a ricostruire la casa solo se e quando questa viene demolita da un terremoto. Costa comunque meno che metterla in sicurezza e, sul lungo periodo, costa anche meno che assicurarla.

Quello che ci serve davvero è una alternativa economica, realistica e facilmente realizzabile con cui mettere in sicurezza le vite delle persone, non le case. Più esattamente, ci serve un “paradigma architettonico ed ingegneristico” che ci insegni come costruire rapidamente, facilmente e con poca spesa una “cella di sopravvivenza” che protegga le persone nel momento in cui sono più vulnerabili: quando dormono.

Normalmente, una persona passa in casa meno della metà della giornata e, soprattutto, passa almeno otto ore su ventiquattro in camera da letto. Di conseguenza, se si riesce a proteggere il letto, si protegge la vita di una persona per almeno un terzo della sua giornata e per oltre metà del tempo che passa in casa. Non è poco. Inoltre, se esiste una struttura di sopravvivenza all’interno della casa, la si può raggiungere nel giro di pochi secondi in caso di terremoto (senza avventurarsi sulle scale…).

A quel punto, la casa può anche crollare. La si ricostruirà con tutta calma in seguito. L’importante è sopravvivere alla scossa.

Costruire una “camera di sopravvivenza” di questo tipo è meno difficile di quanto possa sembrare. Qualunque ingegnere civile può facilmente progettare una struttura (in acciaio, in alluminio, in legno, etc.) in grado di reggere il peso dei detriti e di salvaguardare gli occupanti. Con un minimo di sforzo creativo la può anche rendere ragionevolmente “graziosa” ed integrarla stilisticamente al resto dell’ambiente (qualcosa di simile ad un robustissimo gazebo, per esempio).

Una “cella di sopravvivenza” come questa, infatti, non deve reggere il peso dei detriti prodotti dal crollo del World Trade Center (migliaia di tonnellate). È sufficiente che regga il peso dei detriti prodotti dal crollo di una tipica palazzina medievale italiana di due o tre piani (qualche tonnellata). Si può fare. Non è nulla di irrealizzabile per la tecnologia di cui disponiamo.

Costruire una struttura protettiva di questo tipo costa sicuramente meno che mettere in sicurezza tutta la casa. Una struttura come questa è sostanzialmente un “mobile”, non dissimile dal “baldacchino” dei letti del medioevo, e può essere montata facilmente all’interno della camera da letto senza dover “sloggiare” gli occupanti per giorni o settimane (e senza dover chiedere permesso a nessuno). In buona sostanza, si tratta di una soluzione praticabile: una soluzione che può davvero essere usata per salvare la vita delle persone che abitano nella abitazioni più vecchie.

Bisogna solo rendersi conto che non ha senso inseguire il sogno della “sicurezza totale” per una casa del 1200 in un paesino dell’Appennino. Non ha nemmeno senso preoccuparsi troppo degli aspetti stilistici (i vecchi letti a baldacchino erano ugualmente brutti ed ingombranti). Si deve solo cominciare a cercare una soluzione praticabile per un problema che ha già fatto troppi morti.

Alessandro Bottoni

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